Certe cose dovrebbero restare come sono. Dovreste poterle mettere in una di quelle grandi bacheche di vetro e lasciarcele. So che è impossibile ma è un gran peccato lo stesso.

 



domenica, 15 luglio 2007

My Awesome Mixtape e altre storie
Una stellina dorata si è appena infilata sotto la tastiera del mio portatile.
Pochi giorni fa mi è giunta una lettera da Londra, con carta da lettere intestata rossa.
Ho litigato di nuovo con il timbro di ceralacca e poi ho risposto. E durante la ricopiatura della bella mi è finita la carta da lettere. Onde evitare di spedire una lettera con un foglio verde e uno bianco e fare la solita figura da proletaria squattrinata con il mio corrispondente capitalista preferisco attendere il lunedì e l'apertura della cartoleria.
Entusiasmata da tale conversazione fisica, spensi il cellulare. Da tre giorni esso dimora esclusivamente nella mia stanza e lo accendo sporadicamente (e quando lo accedo arrivano complimenti su questa mia esibizione dal mio maestro di batteria, il che fa accrescere assai la mia autostima).
Ho passato due giorni nella mia casa di campagna, sede della sala prove, a divertirmi assai.
I nostri mezzi tecnici sono stratosferici. Come non amare il bastone metallico su cui il microfono è malamente legato con dello spago o la lampada fatta passare tra la trave e il soffitto, per farla pendere esattamente sopra la batteria all'altezza della mia bocca, con il microfono incastrato permettermi così di suonare e cantare Today is the day in una bieca imitazione di questo video?
Il mio portatile è da poco tornato in forma e a suo fianco ho posto una economica antennina wireless che funziona magnificamente.
Grazie a lei passo le ore a vagare per blog amici e su last.fm.
E grazie a lei ho scoperto che io di Bologna non ho capito proprio un tubo. Ho passato sì un anno pieno di amore, ma privo di attenzione per i numerosi concerti che si svolgevano nella città dei portici.
La mia testa è sempre stata a Verona. Ma dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare. Prima di tutto perché sono alla ricerca di una casa vera e gioiosa e secondo perché le mie attività batteristiche potrebbero proseguire nella città universitaria.
Cerco un maestro di batteria che sia anche un maestro di vita. Che mi consigli concerti e locali e negozi di dischi.
Ebbi quindi un piccolo lampo di gioia quando lessi sul programma di Ar(t)senale che tra i due concerti da me più attesi (Ancher venerdì e Home questa sera) si collocava l'esibizione di un gruppo “indie pop da Bologna” al quale avrei potuto chiedere informazioni a proposito. E fui un po' delusa nel constatare sul loro myspace l'assenza del mio strumento nella loro musica.
E passai il pomeriggio a pensare “Ci vado? Non ci vado?”
A questo punto rientrò in gioco la potenza di internet senza fili. Infatti, gironzolando tra i blog della veronasphere trovai un paio di post che mi invitavano in modo imperativo a recarmi all'ex-arsenale.
E ci andai.
E fu uno un concerto bellissimo. Il più interessante e sorprendente finora.
I My Awesome Mixtape erano carinissimi e avevano tutti un cuoricino di stoffa attaccato sui vestiti.
Suonarono in modo assai energico e alla fine erano sudati da far schifo.
Al termine del concerto chiacchierai un po' con loro a proposito di Bologna (“Abbiamo suonato a Villa Serena” “Ah, sì, ma come si arriva a Villa serena?” “Devi prendere il quattordici” “Che culo, l'anno scorso passava sotto casa mia”). E poi comprai il loro EP. Disponibile gratuitamente su internet e su supporto obsoleto. Perché, mi dissero, che senso ha pubblicare su cd una cosa che si può scaricare da internet? (questo discorso avvalora la mia teoria sul prossimo decesso del supporto digitale)
Comprai quindi il vinile, che essendo composto da sole quattro canzoni, presenta un lato completamente liscio (e la cosa mi entusiasma), e lo abbracciai tornando a casa.

postato da Anita (verdeanita) domenica, 15 luglio 2007 alle 18:39 | link | commenti (4) |




domenica, 08 luglio 2007

E quella dopo il concerto è stata la migliore birra che io abbia mai bevuto.
Ven 6 Lug – Sonic Youth performing Daydream Nation
Poco tempo fa, ripescando un vecchio numero del Mucchio Selvaggio lessi un intervista in cui un genio diceva che i preti dovrebbero prendere esempio dalle hall per concerti. Una messa dovrebbe essere un evento unificante per i partecipanti, che invece il più delle volte ne escono esattamente come ci sono entrate (magari anche più depressi). Invece ai concerti le persone più diverse assistono alla stessa esperienza, ascoltano lo stesso messaggio. È quindi un'esperienza quasi mistica e realmente fortificante.
In questa chiave che ho visto e sentito e vissuto il concerto dei Sonic.
Ed inoltre questo concerto aveva la peculiarità di presentare un album intero, ritenuto da molti il migliore del gruppo. Centinaia di persone si erano quindi recate in un posto sicure di sentire quello che volevano sentire e avevano aspettato ogni canzone e ogni nota colmi di ammirazione, sentendosi tutti parte della stessa cosa.
Le mie aspettative erano molto grandi, dopo aver litigato con il mio giovane amico sonico a causa di Daydream Nation.
Io andavo a questo concerto per capire, essenzialmente.
E credo di aver capito perfettamente.
Senza tanti inutili preamboli i Sonic Youth si sono presentati sul palco e hanno cominciato con Teenage Riot, canzone che non ho mai avuto problemi a definire bellissima, con le sue chitarre che annuiscono.
Ero a circa tre o quattro metri dal palco, all'inizio del concerto, proprio davanti a Kim Gordon.
La tranquillità della prima canzone mi ha giovato, perché ho una particolare adorazione per i concerti calmi e tranquilli, dove l'unica cosa che si fa è ascoltare.
E fu per questo che inizialmente pensai “Purtroppo” quando alla seconda canzone il pogo si rivelò crudele e devastante.
Ma decisi che era il caso di non tirarsela e di buttarsi nella mischia. E non andò per niente male.
A questo punto i ricordi diventano piuttosto confusi e cronologicamente spezzettati.
So che ad un certo punto mi sono ritrovata una testa spiaccicata sulla bocca, che ero in quinta fila e riuscivo comunque a toccare la transenna. Ricordo di aver perso e ritrovato i miei amici una quindicina di volte, di essermi girata e aver trovato lo zaino completamente aperto e di aver constatato preoccupata che l'iPod e il portafoglio erano beati al loro posto e l'unica cosa che mancava, perché in quel momento era l'unica cosa di valore, era la bottiglietta di acqua naturale, di aver toccato Marre chiedendogli “Ma è tutta roba tua quella che hai addosso?” e di aver ritirato la mano schifata, dopo la sua risposta affermativa, di aver elemosinato dell'acqua ghiacciata ad una ragazza di nome Laura, di non aver mai desiderato così tanto una birra fredda, di aver assistito un po' sconvolta alla malvagia crudeltà di chi afferrava la gente e la buttava nel mezzo del pogo, e di aver provato tanta tristezza per una ragazza piccolina e carina in prima fila, con lo sguardo vacuo.
La mia sessualità ha mutato orientamento numerose volte a seconda della direzione del mio sguardo (mi sono quindi innamorata: di una gonna di pailette, di una grancassa dipinta, di una chitarra delicatamente strusciata sull'impalcatura, di una testa ricoperta di capelli bianchi, di vari amplificatori Marshall dipinti con le tempere).
E mi stupii di come da quello che avevo precedentemente considerato caos potesse nascere cotanta meraviglia.
Lo stato di trance fu accentuato dal fatto che non era faticoso reggersi in piedi perché c'erano altri corpi che mi sostenevano (e io sostenevo loro, ovviamente, e quindi era un sostegno reciproco).
Quello che devo a questo concerto è di aver fatto diventare Daydream Nation parte di me. Non era nulla, prima. Era un disco che avevo ascoltato troppe volte, troppo poco attentamente in momenti troppo lontani tra di loro.
Invece a Ferrara l'ho ascoltato e vissuto tutto, e oltre a melodie e dissonanze che si rincorrono per me, ora, Daydream Nation è anche tutte quelle cose che ho elencato prima, ed è anche “i Sonic”. È Kim Gordon con la sua sensualità sudaticcia e gli altri con la loro eleganza disordinata. E quella chitarra che accarezza l'impalcatura è stata commozione massima, e l'inizio basso e scavante, saltellante e crescente di PlayTotal Trash mi ha fatto un buco nel cuore. Ha scavato più in fondo di PlayDeeper Into Movies.
E quella dopo il concerto è stata la migliore birra che io abbia mai bevuto.

p.s.: quello che non ho capito, di questo concerto, è stato il gruppo spalla (My Cat Is an Alien). Ancora non riesco a capire se mi abbia infastidito di più il fischio finale o il fatto che loro avessero un rullino dentro la loro polaroid, e io no. O forse il fatto che la mia batteria ha solo un Crash e loro ne hanno martoriati due, che sono stati usati come un'arma da tartarughe ninja.

p.p.s.: nella sala prove degli Acido Pastello (e dei Camera Stilo) comparirà presto un simpatico ricordo di questo concerto: una scarpa col tacco rinvenuta in Piazza Castello in mezzo a lattine e bicchieri di plastica.
Mi dispiace per la Cenerentola della situazione, ma forse la prossima volta indosserà calzature più adatte.

Lo stesso post su last. fm, qui.
Ed inoltre post su Veronablog.

postato da Anita (verdeanita) domenica, 08 luglio 2007 alle 17:44 | link | commenti (3) |




giovedì, 05 luglio 2007

postato da Anita (verdeanita) giovedì, 05 luglio 2007 alle 19:09 | link | commenti (5) |




mercoledì, 04 luglio 2007


Mi sento un po' sfigata in Frinzi, quando faccio pausa seduta in chiostro a gambe incrociate con il sacchetto di plastica pieno di pan di stelle e il brick di tè alla pesca e sono circondata da donzelle super fescion, con il vestito studiato, il trucco perfetto, in posa sexy e in perenne pausa cicca. Ma chissene. [Io ho una batteria Pearl e loro no.]
E comunque l'università di Verona sarà piena di gente di merda, però ha dei posti che a Bologna me li sogno.
Il chiostro S. Francesco ha un bel praticello inglese. [Il giardino di Scienze Politiche è un bosco selvaggio.] E nel cortile di Giurisprudenza ci sono tre paperelle di gomma che nuotano nella fontana. [Da me i pesci rossi sono in sciopero.]

postato da Anita (verdeanita) mercoledì, 04 luglio 2007 alle 20:20 | link | commenti (5) |




domenica, 01 luglio 2007

nunc est bibendum
Statistica è eterna. Ogni esercizio che comincio sembra corto, ma poi i numeri iniziano  a moltiplicarsi, riempiono il foglio, sembrano uscirne. Sembrano disperdesi per tutta la stanza. Mi volteggiano intorno e mi punzecchiano come se fossero zanzare. “Sommatoria”, “varianza” o peggio “coefficiente di regressione” sono parole che mi fanno paura.
Diritto (il cui nome completo è Diritto Costituzionale Italiano e Comparato) è noioso. Noiosissimo.
Sono gli ultimi esami che mi mancano per quest'anno. E sono odiosi.
Secondo fattore negativo: le mie mani. La mia situazione ricorda molto Nanni Moretti in “Caro Diario”, quando il poveretto è costretto a consultare ogni tipo di medico e a sperimentare ogni tipo di cura per risolvere un'irritazione cutanea. Le mie mani sono infatti ricoperte di bollicine. O meglio, una settimana fa erano bollicine. Adesso non si capisce bene, tra arrossamenti e agglomerati giallastri. Le mie mani sono orrende.
Terzo fattore negativo: sono senza soldi. Ma questo per tanti gioiosi motivi che spiegherò tra poco.
Il fatto di essere senza soldi comporta però: niente Patti Smith, niente Wilco (mi dispiace Michele ma non credo proprio di farcela) e niente vacanze (problema minore).
E quindi passiamo ai motivi per gioire. Andando in ordine cronologico.
[trentagiugno] Ieri sera cena di Verona Blog con tanto di premiazione per i Verona Blog Awards. Bellissima serata e bellissima compagnia. Non ho vinto il premio Giulietta, ma conserverò la rosa che ha regalato Romeo alle donne presenti e il topolino salterino fatto da Mirko. Come premio consolazione potrò vantarmi di aver vinto miglior maglietta. Grazie a tutti i presenti (Lemi, Domiziano, Gianfalco, Mirko, Alone in Kyoto, Aphrodite, Norge, Yoshi, FdC, Tengi, Stefania, Emanuel, Davide, Phlo e gli altri tre membri del pinkazz team che posso vantami di non aver confuso neanche una volta: Fab, Bretek e z3ro)
[venitnovegiugno] Venerdì sera, concerto dei Jethro Tull. Finalmente. Non riesco ancora ad ordinare gli eventi in modo cronologicamente sensato. Ho presto treni, autobus e taxi per raggiungere il posto del concerto, finalmente sono entrata in possesso della maglietta con la copertina di Stand Up che desideravo da secoli, ho provato la mia solita malinconia nel sentire suonare gruppi attempati, ho ballato in trance e la pioggia mi ha bagnato prima delicatamente e poi violentemente. I Jethro hanno suonato bene, sono stati meravigliosi, in ogni senso. Ian Anderson compensa la mancanza di voce con un'energia straordinaria. Il suo flauto è qualcosa che non può essere descritto. E ho provato una tristezza incredibile quando la pioggia si è portata via la corrente e mi ha quindi impedito di sentire “Locomotive Breath” ma quello che è stato è stato bellissimo. Ma non soddisfacente.
Devo ringraziare il mio fratellino Paolo che mi ha accompagnato in questa avventura, accettando di passare la notte sul pavimento della stazione di Pordenone, e le persone che ho conosciuto al concerto e con cui ho condiviso il taxi del ritorno (Libel7) e anche Norman, per le premure.
Ho regalato a Paolo l'ultimo disco dei White Stripes. L'ho comprato su vinile, il che implica la possibilità di ascoltarlo solo in camera mia.
[ventottogiugno] Giovedì stavo appunto ascoltando il suddetto disco, studiando Diritto Costituzionale, ma prestando più attenzione alla batteria di Meg che ai decreti legge, quando decisi.
Decisi che il momento era propizio per compiere la grande svolta.
Convinsi mio padre a seguirmi e andai a comprarmi una batteria.
Una Pearl, nera. Bellissima. Per un pomeriggio e una notte è rimasta nel mio salotto. E' stata la cosa più bella che sia mai entrata in casa mia. Ora si trova nella “Lou Fai” (la sala prove degli Acido Pastello). I libri mi trattengono qui, ma appena avrò finito questi maledetti esami potrò suonare, suonare e suonare.
Giovedì mattina mi ero svegliata presto e con la dovuta calma mie ero fatta una doccia e avevo guardato programmi cretini alla televisione. Poi mi ero vestita con tranquillità. Seguirono dieci minuti di nervosismo e disperazione, mentre cercavo le chiavi di casa. Alla fine uscii senza e presi la bici bianca della mamma e e corsi, corsi disperatamente fino al Maffei, con l'immensa preoccupazione di arrivare tardi all'orale di Alex.
Parcheggiai proprio sulle gradinate fuori dal chiostro, e lo cercai impaurita.
Fortunatamente doveva ancora cominciare. Seguirono momenti di angoscia, battute e qualche scherzo cretino.
Alex fece un orale bellissimo. Stupendo. All'orale seguirono parole latine che non sentivo da tempo: "Nunc est bibendum". Ci concedemmo quindi del buon vino, che in realtà non era buona ma faceva schifo esattamente come un anno fa, quando il motivo di tanta allegrezza fu il mio orribile orale. Alex mi offrì anche il pranzo e dell'originale caffè americano.
Ora la situazione si è capovolta: sono io quella che studia, mentre tutti i miei amici sono in vacanza.
Sì, Statistica, ora torno da te. Aspetta un secondo che pubblico questo post.

postato da Anita (verdeanita) domenica, 01 luglio 2007 alle 19:15 | link | commenti (6) |